Sergio Muniz

La carezza a un elefantino. Il sorriso sincero di chi incontri al mercato. I colori della natura, i profumi, il cibo. E poi il mare, bello e con una temperatura sempre intorno ai 29 gradi. Formidabile. Per me che sono un patito del surf, la Thailandia è davvero un paese eccitante. Non ci sono moltissime spiagge adatte, ma quelle che ci sono, penso a Kalim, a Phuket, sono straordinarie. Perché non è soltanto l’attesa dell’onda, l’adrenalina che ti scatena aspettare quella giusta e poi il momento in cui scegli, sali e vai, è anche – e forse soprattutto – il contorno naturale, quei panorami meravigliosi, la vegetazione, le rocce che scendono a picco sul mare, le isole, le distese di sabbia. Diciamola tutta. Io non ho mai amato lo sport al chiuso, non dedico alla palestra neanche un minuto, e da giovane mi facevo i muscoli caricando e scaricando cassette di frutta dal negozio dei miei genitori: faccio surf perché mi piace, è all’aria all’aperta, a contatto con la natura. Però c’è pure una parte di me a cui piace la pigrizia. Ma anche questa può essere una ragione per amare la Thailandia, un paese perfetto per rilassarsi.

Adoro la Thailandia perché è capace di combinare in sé gli aspetti più piacevoli della cultura orientale: gentilezza, ottimismo, ospitalità. C’è un modo di vedere la vita, di affrontare la quotidianità, che è completamente diverso dal nostro: noi corriamo inseguendo falsi miti, loro sanno camminare godendo della strada che fanno. Ho imparato tanto da questo atteggiamento, che sento molto vicino al mio carattere, al mio più vero, profondo, autentico modo di essere. Sono per natura riservato, odio la mondanità, nonostante il lavoro che faccio. Mi piacciono ambienti e situazioni che danno calore, detesto la finzione. Forse anche per questo sono riuscito a vincere “L’Isola dei Famosi”, la seconda edizione, perché il pubblico ha colto e apprezzato la mia spontaneità. E’ stata un’esperienza che non rimpiango né rinnego. L'Isola mi ha dato molta popolarità e ho cercato di fare buon uso di quel bagno di successo per arrivare ad altro. A me interessava fare l’attore, l’Isola è stato un ottimo trampolino di lancio. E confesso che mi sono anche divertito. Certo, fosse stata ambientata qui, sarebbe stato davvero splendido.

Di bello c’è pure che in Thailandia è possibile fare un turismo ecologico: per esempio alcune isole sono raggiungibili soltanto con le barche e questo ha frenato un po’ l’invasione lasciando intatti molti luoghi. E comunque è un territorio così vasto che non c’è stata fortunatamente una eccessiva cementificazione. In più bisogna dire che tengono molto alla pulizia e all’ordine perciò è difficile incontrare posti degradati, l’aspetto di qualunque luogo è sempre molto gradevole. Sono attenti ai dettagli, al modo in cui trattare i turisti. Ricordo di aver partecipato a una specie di corso di cucina, così, per divertirmi. La cuoca era simpatica, allegra, comunicativa: parlava inglese perfettamente e più che entrare in una scuola sembrava di stare a casa di un’amica. Mi piace la cucina thai, non è mai uno sforzo assaggiare il loro cibo, anche se, bisogna ammettere, all’inizio bisogna essere prudenti, cominciare con piccole dosi: non si può mica mangiare sempre come fanno loro, un occidentale rischia di non resistere perché è davvero piccante e serve un po’ di tempo per abituarsi. Nei ristoranti comunque chiedono sempre quanto “spicy” si vogliono le pietanze, quanto devono essere piccanti, poco, così così o come i thai. È un’alimentazione diversa, molto varia ed elaborata, vorrei dire anche più sana, perché è povera di grassi con molto pesce, verdure, frutta e poca carne. E davvero gustosa.

La cucina ha una sua ritualità e in questo può sembrare molto vicina allo stile di vita italiano: la gioia della tavola, della condivisione, dello stare insieme. Quel che davvero colpisce di questo popolo è la loro straordinaria capacità di accoglienza. Non solo nell’industria turistica, perché sarebbe soltanto questione di professionalità, sono così spontaneamente, nella vita privata. Ho viaggiato molto in giro per il mondo e mi è sempre capitato, ovunque, che quando ti metti a scattare fotografie c’è chi si ritrae, chi non vuole lasciarsi riprendere: in Thailandia non è mai successo che qualcuno si sia sottratto all’obiettivo o abbia voltato la testa dall’altra parte. E’ veramente il “Paese del sorriso”. Prendi Bangkok, ad esempio. Con tutto il traffico che c’è, ed è veramente micidiale, nessuno suona il clacson, mai un segno di nervosismo, tutto scorre nel più caotico dei modi ma senza alcuna aggressività. Sei in una metropoli eppure ti senti sicuro; i thai non sono d’indole violenta, non so se è perchè sono buddisti, ma sicuramente hanno una gentilezza innata. Io, che odio le città, a Bangkok mi sento bene, tranquillo, sereno e, quel che più conta, accolto. Nella capitale e in tutto il resto della Thailandia

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