La Thailandia offre non solo mare ma anche storia, cultura e tradizioni che l’attraversano da secoli e che meritano di essere conosciute. Se il sud del Paese è denso di luoghi adagiati su alcune delle più belle spiagge del pianeta, il settentrione è carico di fascino e di mistero. Il nord della Thailandia detiene nel paese un primato sia in ambito paesaggistico che storico/tradizionale. Infatti rigogliosa è la natura tropicale che circonda le sue città, costituita per lo più da foreste, cascate, montagne, colline e laghi. In quanto a tradizioni, invece, il nord è la culla non solo dello stile architettonico tipico Lanna (Lanna è l’etnia principale del popolo del nord) ma anche del massaggio thailandese, oggi famoso in tutto il mondo. Per quanto riguarda la storia poi, la zona conserva antichi templi, cinta murarie, costruzioni ed in alcuni casi intere cittadine esattamente così come furono realizzate centinaia di anni fa. E’ una regione fertile, ricca di valli, montagne ricoperte da foreste vergini, da fiumi che da sempre hanno facilitato gli scambi commerciali e culturali con la Cina, il Laos e il Myanmar. Per questo motivo il nord della Thailandia è formato da una società multietnica e multiculturale nella quale convergono comunità tribali che non conoscono confini geografici e politici, tra queste i Hmong Mien, i Thai Lue e i Phuan. La Provincia di Chang Mai vanta inoltre le foreste più estese, per questo motivo offre agli amanti delle vacanze natura/avventura la possibilità di effettuare escursioni a piedi, in bicicletta o di partecipare ad uno degli splendidi trekking (da 1 a 5 giorni) che permetteranno di spingersi sino al Triangolo d’Oro. Aggiungono una speciale caratteristica al territorio i tradizionali villaggi delle tribù delle colline: ognuna con una propria religione, usi e costumi si distinguono per il loro stile di vita praticamente inviolato dalle influenze del mondo moderno.

La città di Chiang Mai: fra templi, mercati e natura

Per calarsi nella cultura thai, il nord è il luogo d'elezione e la pittoresca città di Chiang Mai, capoluogo dell’omonima regione, è una tappa obbligatoria per tutti i viaggiatori. Si trova a circa 700 km da Bangkok ed è situata vicino alle montagne più elevate del paese. La Rosa del Nord è percorsa dal fiume Ping che è anche il principale affluente del Chao Phraya, il Fiume dei Re, che attraversa Bangkok. Fondata da re Mengrai nel 1296 (il nome Chiang Mai vuol dire “città nuova”), prese il posto di Chiang Rai quale capitale del regno Lanna. Mengrai costruì attorno alla città canali ed alte mura per proteggerla dai tentativi di invasione birmani. Tutt’oggi, il centro storico è racchiuso in questo quadrilatero. Protetta dalle sue maestose mura e da numerosi canali, circondata da splendide montagne, oggetto di miti e leggende, Chiang Mai è una città mistica e ricca d’arte, sempre più proiettata verso un futuro di modernizzazione. Abbandonatevi a lunghe passeggiate nel centro della città, attraverso i suoi tortuosi vicoli lastricati, scoprite le numerose scuole di massaggio o di cucina tradizionale thailandese, i suoi splendidi stupa, i piccoli bar e le deliziose bancarelle. Addentratevi nei vicoli e scoprite le botteghe di artigianato (probabilmente le più belle di tutta la Thailandia) e perdetevi nei suoi mercati notturni. A Chiang Mai troverete sempre qualcosa di interessante da fare: visitare le suggestive rovine dei templi di Wiang Kum Kam, il tempio Lanna del XIV secolo Wat Phra Singh, dove potrete ammirare una delle immagini di Buddha più sacre di tutta la Thailandia. Immancabili poi una passeggiata nel famoso Bazaar notturno di Chiang Mai, tra le sue mille bancarelle colorate ricche di ogni tipo di mercanzia; un massaggio tradizionale, quando sarete stanchi di camminare e una visita al Parco Nazionale di Doi Inthanon, se desiderate uscire dalle mura cittadine.

Da Chiang Mai partono la maggior parte dei trekking che si spingono più a nord; in modo particolare quello al Parco nazionale di Doi Inthanon, che comprende la montagna più alta della Thailandia con i suoi 2595 mt. Nel parco si visitano splendide cascate, risaie terrazzate, vallate spettacolari e piccoli villaggi abitati dalle tribù delle colline: sulle pendici del monte vivono e lavorano circa 5000 individui. Questa montagna, meta di naturalisti ed appassionati del bird-watching ospita numerose specie di orchidee, più di 400 specie di uccelli, l’orso bruno asiatico, il macaco e molte altre specie tipiche. Spingendosi ancora più a nord nei dintorni di Mae Taeng si potrà fare un’escursione nei villaggi delle etnie Lisu, Lahu, Karen e Hmong e praticare uno dei più emozionanti rafting di tutta la Thailandia. Da lì si può raggiungere Tham Chiang Dao, un complesso di grotte che si estende per più di 10 km all’interno della montagna Doi Chiang Dao. Oltre ai trekking, Chiang Mai offre la possibilità di visitare uno zoo, ricco di una moltitudine di specie animali e vegetali oltre ad uno splendido acquario colmo di pesci tropicali.

Da Chiang Mai si possono anche prenotare escursioni nelle campagne ove ci si confronta con realtà rurali che sono gestite con una lungimirante attenzione. A nord di questa città si stende in effetti un mondo verde, fatto di campi e colline operose, la vera serra del Paese del Sorriso.  E’ noto, l’area del Triangolo d’Oro è stata soggiogata per decenni dalla coltivazione dell’oppio, un fenomeno che non solo rovinava l’esistenza di milioni di persone nel mondo ma che inquinava la vita dei contadini locali. L’intervento del Re Bhumibol Adulyadej ha permesso di emancipare quelle terre dai traffici illeciti e iniziare nuovi percorsi che oggi appaiono miracolosi per i risultati ottenuti. Lo sradicamento delle coltivazioni nocive, sin dal 1969 quando è stato dato inizio alla Royal Project Foundation, ha portato alla promozione di nuovi prodotti, alimentari e non, che hanno oggi anche un impatto ecologico vantaggioso: riso, fiori (la Thailandia è seconda solo all’Olanda nella loro produzione), ortaggi e frutta hanno permesso alle comunità locali di riscattarsi. Oggi il Doi Inthanon Royal Project costituisce il cuore pulsante del parco naturale, nato nel 1972 e patrocinato dal Re in persona, al fine di promuovere il turismo sostenibile e conservare le tradizioni etnico-culturali. In questo contesto si sono inserite iniziative per cercare di veicolare i crescenti flussi turistici in maniera diversa rispetto a quanto successo nel resto del Paese. I community based tour rappresentano un approccio originale in cui i turisti vengono ospitati nelle case autoctone stimolando uno scambio culturale che è fondato su preparazione e partecipazione: un turismo a metà tra il viaggio antropologico e l’ecoturismo. La popolazione Karen, ad esempio, da sempre vive nel rispetto della natura senza alterarne l’armonia, praticando una vita semplice ed equilibrata. Questa popolazione, giunta dalla Birmania oltre 200 anni fa, ha visto una nuova ondata migratoria di persone della stessa etnia negli ultimi 20 anni a causa delle persecuzioni nei loro confronti. Molti di essi vivono nella zona di Mae Hong Son, non lontano dai confini del parco, altri vivono all’interno del parco Doi Inthanon, uno dei santuari verdi della Thailandia settentrionale. Parliamo della propaggine più meridionale della catena dell’Himalaya con vette che toccano i 2600 metri di altitudine. Il parco offre la possibilità di conoscere antichissime tradizioni, eppure squisitamente affascinanti come il rituale dell’Albero della Vita: quando nasce un bimbo le famiglie Karen appendono sugli alberi il cordone ombelicale per suggellare il patto della vita tra uomo e natura.  

 

Oggi è possibile visitare e conoscere queste culture arcaiche del nord del paese in maniera sostenibile. Il CBTI, un istituto thai non-governativo per lo sviluppo sostenibile ha infatti lanciato in Thailandia una nuova tipologia di turismo. Si chiama Community-Based Tourism (CBT), che significa “turismo fondato sulla comunità”. Ci sono circa 60 programmi attivi in tutto il paese, dalle isole del sud alle montagne settentrionali e il progetto nel parco Doi Inthanon rappresenta uno dei più riusciti ed interessanti. Lo scopo è lavorare con le persone del luogo, in modo che a beneficiarne siano le comunità locali piuttosto che imprenditori di altre città o stranieri. L’impatto del turismo è talvolta molto forte. Le famiglie che hanno uno stile di vita semplice, basato sull’agricoltura la pesca e l’artigianato faticano a competere con il business turistico e se i profitti rimangono alla comunità possono essere utilizzati per preservare i propri luoghi e migliorare l’offerta. Il programma offre un’opportunità concreta: agricoltura e raccolta sono per le minoranze etniche le uniche forme di sostentamento. Per questo il Community Based Tourism può diventare una vera e propria forma di economia.

 

Le attività che offrono i villaggi partner del progetto sono molteplici. Si può aiutare nei campi, raccogliere erbe e frutta nella foresta, dare una mano nella pesca al fiume, intrattenere i più piccoli oppure noleggiare semplicemente una mountain-bike e pedalare attraverso la foresta e i campi coltivati. Ci si può divertire insieme alle donne locali a confezionare tradizionali cuscini thai riempiti di foglie aromatiche seccate, utili sia per il profumo che per gli effetti terapeutici e rilassanti che diffondono nell’aria. Oppure si può scoprire l’arte del baisri, ovvero come creare composizioni per il tempio o per le ricorrenze con i fiori e le foglie di thè. E quando si è stanchi, è possibile rilassarsi con uno dei tanti tipi di massaggi, da quello rilassante al thai, che praticano le signore del villaggio. Un’immersione totale nel loro mondo, che continua con la cerimonia di benvenuto con tanto di balletti, musica e cibo, condotta all’orgoglioso capo villaggio. Anche gli scambi culturali sono importanti: mentre voi conoscete la storia e le usanze delle popolazioni, potrete insegnare un poco della vostra lingua ai locali. Le opzioni per dormire non mancano. Case semplici e piuttosto curate, immerse in un paesaggio antico, ancorato all’immaginario di un’Indocina che oggi è difficile ritrovare a causa di un rampante sviluppo economico che non ha risparmiato nemmeno i luoghi più remoti. Ci sono anche lodge ottimamente attrezzati, consigliamo quelli del Royal Project Inthanon (http://www.royal-inthanon.com/English) a disposizione dei visitatori con una incredibile vista sulle colline, spesso avvolte dalle nuvole. Infine per chi ama la natura la biodiversità è garantita: per gli appassionati di bird-watching il parco offre innumerevoli specie di volatili da osservare.

Il Parco Doi Inthanon

E’ il luogo magico delle montagne thailandesi. E’ qui che da tutto il paese vengono a “festeggiare” gli zero gradi. Perché nel Parco nazionale di Doi Inthanon c’è la montagna più alta della Thailandia con i suoi 2595 metri. Durante l’inverno, quando le previsioni indicano che la temperatura scende e si avvicina allo zero, i thailandesi vengono qui a celebrare in allegria questo evento eccezionale. Nel parco si visitano splendide cascate, risaie terrazzate, vallate spettacolari e piccoli villaggi abitati dalle tribù delle colline: sulle pendici del monte vivono e lavorano circa 5000 individui. Questa montagna, meta di naturalisti ed appassionati del bird-watching ospita numerose specie di orchidee, più di 400 specie di uccelli, l’orso bruno asiatico, il macaco e molte altre specie tipiche. Spingendosi ancora più a nord nei dintorni di Mae Taeng si potrà fare un’escursione nei villaggi delle etnie Lisu, Lahu, Karen e Hmong e praticare uno dei più emozionanti rafting di tutta la Thailandia. Da lì si può raggiungere Tham Chiang Dao, un complesso di grotte che si estende per più di 10 km all’interno della montagna Doi Chiang Dao.

Perchè CBT

Nel CBT, i locali coinvolti non mostrano loro stessi al visitatore ma le loro peculiarità culturali ed abilità artigiane, che rimangono le loro principali fonti di sopravvivenza. Il turismo è solo un reddito secondario che può provenire direttamente dal visitatore o da contributi pubblici stanziati affinchè queste comunità conservino le tradizioni. E’ quindi un turismo utile e positivo, attraverso il quale le diversità hanno una forte ragione per sopravvivere anche in questi tempi moderni di forte impulso globalizzatore. Nel CBT, i locali attivamente stabiliscono una linea guida in modo propositivo, offrendo al mercato turistico l’identità che lorostessi ritengono sia giusto mostrare.

Il Lavoro

I villaggi, sempre pittoreschi, sono composti da graziose casette in legno, alcune delle quali piuttosto antiche: spesso in un’ampia vallata coltivata principalmente a riso e delimitata da montagne che appaiono all’orizzonte. Gli abitanti sono dediti ad attività sia agricole che artigianali tra le più disparate: oltre al riso, dai campi si ricavano girasoli, mais, mango, papaya, banane ed il lime. Quest’ultimo agrume, aspro più del limone, cresce tutto l’anno e durante la visita ci si può anche cimentare nella raccolta. Sul piano artigianale, le famiglie sono dedite alla produzione di bacchette da tavola, intagliando il legno di bamboo, ma anche di oggetti in legno più complessi. Quando non sono impegnate nella semina o nella raccolta, le donne in maggioranza tessono al telaio, in genere all’ombra della fresca veranda posta sotto la propria abitazione edificata a palafitta.