Wat Arun

Tre anni di restauri. Per una meraviglia. Il Wat Arun è uno dei templi più stupefacenti e romantici di Bangkok, nel quartiere di Thonburi sulla riva destra del fiume Chao Phraya. Un tempio imponente, alto 81 metri, che prende il nome da Aruna, il dio indiano dell’alba.

Finalmente riapre con il nuovo anno, per la gioia dei turisti ma anche degli abitanti di Bangkok, che al tempio sono molto legati. E’ costruito in stile Khmer e su ognuno dei quattro lati del Prang vi sono ripide scale di accesso alle due terrazze che cingono la torre; nella terrazza inferiore si trovano una serie di cariatidi raffiguranti le divinità protettrici Yakṣa, sopra alle quali sono scolpite scene di vita del Buddha intervallate da nicchie contenenti statue dei Kinnara, metà uomo e metà uccello. Le cariatidi della terrazza superiore sono scimmie, presenti nel poema epico siamese Ramakien. All'ultimo livello sono presenti quattro nicchie contenenti statue del dio guerriero indù Indra, che cavalca il mitologico elefante a tre teste Erawan. La sommità della torre reca un "tridente" a sette punte che secondo molte fonti rappresenta una versione siamese del trishula, arma del dio indù Shiva.

Il tempio ha in realtà una storia molto antica. Fu immaginato inizialmente da Somdet Phra Chao Krung Thon Buri (Re Taksin il Grande) quando nel 1768, dopo i combattimenti seguiti all’abbandono di Ayutthaya, arrivò nei pressi del tempio buddista proprio mentre stava sorgendo l’alba. Il Re ne ordinò la prima opera di costruzione e lo chiamò solo Wat Chaeng, ossia Tempio dell’alba. E questo perché le prime luci del mattino regalano meravigliosi effetti cromatici: i raggi del sole si riflettono su migliaia di pezzi di porcellana cinese multicolore con cui sono ornati i mattoni che compongono la guglia. Un effetto straordinario.

Il primo nome, in realtà, fu Wat Makok (Il Tempio degli Olivi) e  da un punto di vista mitologico, il Prang, ossia la guglia, simboleggia il monte Meru, che nella cosmologia induista rappresenta il centro dell’universo, mentre le torri satellite rappresentano i continenti e sono dedicate al dio dei venti, Phra Phai.

Oggi, a conclusione dei preziosi restauri, è anche possibile chiedere ai monaci di partecipare insieme a loro a una cerimonia buddista e di ottenere la loro benedizione.

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